Marchese
Ramelli di Celle Willy

Nome e Cognome: Willy Ramelli di Celle

Città di Nascita: Torino

Data di Nascita: 6 febbraio 1990

Titoli di Studio: Diploma di Maturità presso Istituto Tecnico Industriale – G. Giolitti di Torino

Specializzazioni: Coordinatore H.R.

Email: willramellidicelle@gmail.com

Volendo descrivermi, partendo dall’ambito genealogico, discendo per via paterna dai Garavaglia de Soresina Principi dell’impero Asburgico dal 1877 e dai Fissore di Bra e Roero.

Dal lato materno dai Conti Ramelli di Celle, Vaglierano e Solbrito, dai Marchesi Aleramici Busca tramite matrimonio del mio trisnonno Carlo Luigi Maria Ramelli di Celle e Maria Maddalena Gioanna Busca (ultima delle dinastie sovrane saluzzesi, monferrine e buschesi) come da alberi genealogici in mio posesso e qui riportati.

Mi definisco persona dal carattere estroverso e fondamentalmente gentile; amo dilettarmi d’araldica e genealogia, leggere testi di carattere storico e storico politico, tant’è vero che i miei generi letterari preferiti sono lo storico biografico è il fantapolitico.

Tra i miei hobbies, escludendo quanto riportato sopra, vi sono lo sci che pratico da quando ho cinque anni e il tennis.

Di quest’ultima disciplina sportiva mi vanto d’essere stato allenato nel 2001-2002 dall’istruttore Roberto Catalucci tecnico nazionale FIT. in ultimo mi piace tantissimo nuotare, ma solo ed esclusivamente in mare.

Dal punto di vista professionale sono identificabile come un consulente aziendale in ambito HR ovvero selezione e gestione del personale e delle risorse umane in generale.

STORIA  COMPLETA DELL’ANTICA

FAMIGLIA RAMELLI DI CELLE

NEI SECOLI X-XXI

Un breve resoconto di historia nobilis astensis

Storia dei Nobili Conti di Solbrito, San Paolo e Celle Enomondo, Signori di Vaglierano, Cellarengo San Damiano d’Asti e Olle di Savona, Consignori di Menabó, Corveglia, Dusino, Ferrere, San Michele d’Asti, Graglia, Serralunga e Stoerda.

Conti e Signori di CELLE, SOLBRITO e SAN PAOLO, Conti di VAGLIERANO; Signori di CELLARENGO, SAN DAMIANO D’ASTI, OLLE DI SAVONA, REVIGLIASCO e TROFARELLO; Consignori di MENABÒ, CORVEGLIA, DUSINO, FERRERE e S.MICHELE d’ASTI, GRAGLIA, SERRALUNGA e STOERDA. La famiglia Ramelli ha il titolo comitale per antico possesso, è iscritta nell’Albo d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiltà Italiane con i titoli di Conte (mpr.), Conte e Signore di Celle (pr.m/f dal 4 gennaio 1896, come da regia patente), Conte e Signore di Solbrito (mpr.); Conte di Vaglierano (mpr); Signore di Cellarengo (prm.*), Signore di San Damiano d’Asti (mpr), Olle di Savona (mpr., dec.); Consignore di Menabó, Corveglia, Dusino, Ferrere, San Michele d’Asti, Graglia, Serralunga e Stoerda (mpr., dec.).

Prologo

Seppur con alcune discrepanze per via delle fonti oggigiorno incomplete dovute alle divisioni ereditarie che hanno in parte frammentato l’archivio cartaceo di Famiglia, e per l’omonimia di alcuni antenati, si possono comunque ritrovare molte fonti antecedenti al Capitano Generale di Asti  Giulio Cesare I° Ramelli, vissuto nel 1500.

Documenti storici e tradizioni orali di famiglia tramandano l’origine Sassone con provenienza dai territori di Lüneburg-Celle, Bassa Sassonia (divisione dinastica del Ducato di Brunswick-Lüneburg del Sacro Romano Impero, esistente dal 1267 al 1705), poi spostatasi nei territori svizzeri a nord di Lugano (Ponte di Tresia), oggi Canton Ticino.

La  venuta in Italia viene fatta risalire alla fine del 900 al seguito di Ottone I Duca di Sassonia.

Nel 906 sotto Berengario I, il Vescovo di Asti Audace/Sturace (904-926) infeuda a Cellarengo-Menabò due famiglie di Moncalieri: i Ramelli ed i Panisseri (questi ultimi emigrano subito in Provenza). (cartarii del 906-7 d’Asti, Libro verde di Giuovanni d’Alessandria, diplomi di Ludovico II S.R.I). Vale la pena ricordare che la dinastia di Berengario I, gli Unrochingi confluendo negli Aleramici per matrimonio, resero trasmissibili per questi ultimi i titoli di madre in figlio/figlia.

A riprova di ciò la pretensione al trono d’Italia degli stessi Anscarici per via del matrimonio nel 903 tra Adalberto di Ivrea (880-928) e Ghisla del Friuli (876-913) da cui Berengario II (903/4-966) Re d’Italia dal 950-966.

Questa puntualizzazione é utile a dimostrare la trasmissione per semplice primogenitura dei fuedi concessi e mai ripresi di Cellarengo e Menabó.

Nel 1228 si trova traccia di Domenico Ramelli di Moncalieri che agisce in causa con i Cavalieri del Tempio in merito alla rendita del Monastero di Cervere (Notaio Ottone  Pocaglia – “Sulle famiglie nobili della monarchia di Savoia narrazioni fregiate de …”)

Tra l’anno 906 ed il 1422 i Ramelli oltre che di Cellarengo vengono anche investiti del feudo di Olle (SV), Dusino, San Michele d’Asti, Ferrere e di Solbrito (Calendari dei Regi Stati, Registro della chiesa di Asti dei nati e dei morti anni 1108, 1204 e 1320).

La presenza dei Ramelli a Moncalieri, Revigliasco e Trofarello è documentata nel 1288 nel libro storico riguardante la Campagna di Italia dell’Imperatore Federico II (1228-1229) dove un RAMELLI è accennato quale “valente”suo condottiero di ventura comandante di colonna e di speciali carri “falcianti”trainati da cavalli che venivano usati contro la fanteria e la cavalleria”.

Lo storico disquisisce che il Ramelli fu investito dal Barbarossa di un premio pel comportamento valoroso nella Battaglia del feudo di Revigliasco e di Trofarello (1229)” [• 1907 CHIERI a cura della Tipografia Ghirardi; Autore: A.B.B. di M. (molto probabilmente un sacerdote); A benefizio della Chiesa Erigenda.]

Nel 1422 i Ramelli assieme ai Ricci di San Paolo vengono nuovamente investiti di Solbrito.

Nel 1526 come Signori di San Damiano d’Asti dal vescovato d’Asti tramite intercessione di Papa Clemente VII.

I Ricci venderanno prima una parte di Solbrito ai Ramelli nel 1600 circa per poi ricomprarla interamente nel 1653 dei fratelli Giovanni e Giacinto Ramelli (da ora fino al 1698 noti come Ramelli di Solbrito).

Tra il 1400 e il 1600 i Ramelli vengono insigniti dei seguenti feudi: Graglia, Montafia, Viale, Albugnano,  Corveglia, Stoerda e Serralunga. Il 25-8-1688 i Ramelli vengono investiti del contado di Celle in qualità di conti, con ulteriori riconferme nel 1698, 1717, 1734, 1773, 1790, nel 1793, nel 1896 e infine nel 1944 con il riconoscimento del titolo di Conte con regio assenso della Consulta Araldica, vivente Re Vittorio Emanuele III al Maggiore Generale Cesare Ramelli di Celle.

Tra i vari documenti sono a noi pervenute due Regie Patenti (1698 e 1896) e una lettera spedita da Giovanni Michele II Ramelli di Celle a Papa Clemente VII nel 1526 per l’infeudazione del primo come signore di San Damiano (d’Asti), tutte meritorie di interesse.

Albero genealogico

Sappiamo che da Giulio Cesare I° nascono Agostino (1531-1608) celeberrimo Ingegnere Inventore e Capitano di CARLO V ed il Capitano di Asti Giò Francesco conte di Solbrito.

Il Barone Antonio Manno nel suo scritto riguardante il patriziato subalpino, custodito nella Biblioteca Reale di Torino (manoscritto non edito) documenta il matrimonio di “Giò Francesco Ramelli Conte di Cellarengo e Solbrito con la Contessa Margherita Loyra di Poirino e Mongrando nel 1553, unione da cui nacque Gian Tomaso Ludovico.

Da costui discesero quattro figli: Gian Carlo Sergente Maggiore di Asti, che acquista parte di Solbrito dai Ricci nel 1653 ( e ne vende ai Gentile il 22-3-1682) (Calendari dei Regi Stati, rogito del 1228 del notaio Pocapaglia), più parte di Celle dalle figlie della vedova Vittoria Tana Berlingeri il 22-3-1688 e ne viene investito il 25-8-1688, Marco Antonio (Parroco a Tigliole), Giovanni Carlo Avvocato Fiscale Patrimoniale Referendario della Città di Asti (28-4-1657,Patenti 67,60), stipite quest’ultimo della presente linea e Giacinto, morto celibe.

Da questo momento in poi nel cognome manterranno il suffisso di Celle sostituendolo o comunque anteponendolo al “Solbrito”.

Il feudo di Celle verrà mantenuto dai Ramelli fino al 1800, arrivo dei soldati napoleonici.

Dal Sergente Maggiore Conte Gian Carlo, il titolo di Conte di Solbrito e Celle passa a suo figlio primogenito Secondo Giuseppe che sposa una Roero di Cortanze.

E’investito di Celle nel 1701 e venderà parte di Celle al  cugino Giulio Cesare II nel 1697,  discendente  del secondo ramo della famiglia.

Giulio Cesare II infatti era nato dal matrimonio di Giovanni Carlo ( Avvocato Fiscale Patrimoniale e Referendario Città di Asti,  fratello minore di Gian Carlo Sergente Maggiore ) e Virginia Matilde Macello di Cortandone.

Sappiamo dai documenti che Giulio Ceare II, che ha acquistato parte di Celle dal cugino Secondo Giuseppe con assenso del 18-1-1698, ne viene investito il 23-3-1698 (Testa ad Asti il 27-11-1731.

Ottiene immunità per i 12 figli nel 1726).

Il Titolo ripassa al primo ramo della famiglia e cioè a GianBattista IV (nato a Torino,S.Giovanni n.1730, † 1784) che viene investito del titolo nel 1717 e da lui a suo figlio Tomaso Lodovico nel 1734, nato dal matrimonio con Maria Gabriella Cassotti di Casalgrasso (n.1690).

Si sposano a Torino, S.Teresa 17-5.1713.

Sfortunatamente nel 1735 Tomaso Lodovico muore e non avendo avuto figli, il titolo passa a suo fratello secondogenito Giò Francesco Ignazio, Cavaliere, che ne viene investito il 09-01-1773 , e nuovamente confermato il 3-9-1790.

Giò Francesco Ignazio sposa. Antonia Teresa Balbiano d’Aramengo, da cui nasce Don Ignazio Felice ( † Asti, 8-12-1822. Testa il 30-12-1814) già Certosino con nome Padre Secondo , secolarizzato con Breve 9-2-1798; Cappellano Ordine di Malta.

Giò Francesco Ignazio sposa in seconde nozze Cristina Margherita Scozia di Torino (fu Francesco Scozia) matrimonio da cui nasceranno tre figli maschi (Giuseppe, Pietro e Matteo Maria morto appena nato)  tutti celibi e senza prole.

Il titolo di Conti e Signori di Celle è tornato nel frattempo al secondo ramo di famiglia, a Giovanni Gaspare ( nato a Celle 6-1-1709), fratello terzogenito di Giulio Cesare II (Referendario), che viene  restituito in tempo per investitura  il 24-7-1772.

Il titolo passerà da lui al nipote (figlio di suo fratello Giulio Cesare II) Gio’ Gaspare (nato a Celle 11-7-1776), Avvocato, che viene Investito il 19-02-1793.

Giura nel 1822, ed è  Sindaco di Celle 31-12-1824.

Giò Gaspare sposa Rosa Andreis di Mondrone († 22-11-1843) e dal loro matrimonio nasceranno: Vittorio, Avvocato, Vicedelegato 11-12-1847 ai Passaporti Regi  (nato il 24-7-1814  † Torino 29-7-1883); Giulio Cesare III Celibe; Antonio, Abate.

Vittorio sposa il 4-1-1844 in S.Giovanni Gabriella Lanzavecchia di Buri (n.Chambery 8-5-1822 † 18-10-1896) figlia del Vicerè di Sardegna (1835-1837) Col,Comandante Generale dei Carabinieri Reali Silvestro Lanzavecchia di Buri e Fortunata dei Conti Pollotti di Rigaud, ammessa a Corte (3-1-1844)  da Maria Adelaide di Lorena Arciduchessa d’Austria (moglie del Re Vitt.Emanuele II).

Dal loro matrimonio nasceranno 9 figli: Maria Rosa, Alessandro, Felicita, Giacinto – morti tutti piccoli; Luigi Federico Amedeo ( n.31-3-1857 † 30-3-1944) Avvocato,Celibe, cui spetterà il titolo; Fortunata ( n. 6-2-1862 †3-3-1932) detta Zia Natin, Nubile, Damigella a Corte di Margherita di Savoia consorte di Re Umberto I; N.H  Carlo Luigi Maria Avvocato  Celle (n.20-7-1863 † 22-8-1934) Funzionario Reale Mutua Assicurazioni; Paolo, Cavaliere, (n. 1877- morto giovane); Lidia (n. 1868 †1922) che sposa Erminio Leopoldo Ranzoni di Castelletto Cervo con casa a Cossato (matrimonio da cui nascerà Francesca Carolina detta Lina che sposa il  Barone Romualdo Tecco di Boves) ed in 2° nozze, il Commendator Luigi Rossetti  MAGGIOR GENERALE.

Il titolo passerà dal Conte Luigi Federico Amedeo (celibe, morto senza figli) a suo nipote Cesare (n. Celle n. 29-2-1896 † Torino 8-8-1987), Colonnello Carabinieri, Conte per assenso della Consulta Araldica vivente  Re Vittorio Emanuele III.

Cesare  figlio di  Carlo Luigi Maria (1863-1934) e Maddalena (fu Giuseppe) dei Marchesi Busca, sposa Medde Stefanina Cravino (Vigevano 25-7-1904 †Torino 2-2-2002) da cui nasceranno Dani Carlo Edoardo (Canelli 20-8-1928 † Torino 24-10-1994) che sposa Franca Ferraris  (Torino n.20-10-1936 † 27-01-2010)  e Rosella (Canelli 31-5-1931) che sposa l’ Avv.Luigi Ramoino   (Genova 1928-2003).

Nel caso di Celle il feudo è stato posseduto prima del 1200 dai Malabayla, tra i più importanti e facoltosi “casanieri astigiani” (mercanti-bancheri, detti anche “lombardi”), e successivamente i Ramelli.

E’ comunque riportato da più fonti che a partire dal 1488 i conti Ramelli ridiventano signori di Celle fino alla fine del XVIII secolo,  con l’arrivo delle truppe napoleoniche, che devastano il nostro territorio nel passaggio verso la Lombardia.

Ne rimangono alcune testimonianze scritte in cui è evidente la distruzione di case, gli incendi appiccati a coltivazioni e boschi, la violenza.

I Ramelli, quando il castello venne distrutto nel 1533, oltre a possedere parte del castello di Scurzolengo insieme ai conti Cotti di Ceres, acquistarono un un palazzo con elegante torre tra Via Carducci – ang. Via Goltieri e via Borgnini, ad Asti, che si estendeva fino in Piazza Cattedrale oggi Palazzo Ramelli. Oggi in questi Palazzi vengono organizzate feste ed eventi legati alla moda.

I Ramelli di Celle possedettero più tardi anche un altro palazzo nobile, che prospetta su Via Carducci, e comunemente denominato “Palazzo Zoya” e l’attuale palazzo Ottolenghi originariamento costituito da due palazzine di proprietà dei Ramelli e dei Gabutti di Bestagno, i quali successivamente all’acquisto dai Ramelli unirono le due strutture.

Nel 1810 la casa-forte della famiglia Re, situata in Corso Alfieri, ang.Via Roero (con la nota torre ottagonale di epoca romana) apparteneva al membro della nobile famiglia dei conti Ramelli di Celle, cioè a Giovanni Gaspare. [da Storia di Asti]

Ad Asti il 21 novembre 1928 venne inaugurata Via Ramelli con lo sfondamento del muro di via Scarampi e del vicolo San Giuseppe che danno sulla omonima piazza e villa Lajolo.

Testi

Il Gabiani scrive che tanto i Ramelli di Celle quanto i Ramelli di Solbrito, sul principio del secolo scorso, abitavano anche a Tigliole d’Astie e nel 1800 fecero ricostruire la Villa a Celle.

Il ramo di Solbrito aveva le sepolture nella chiesa parrocchiale di Tigliole, come si rileva da una lapide con relativo stemma, esistente fin dal 1651.

Nel cimitero di Celle Enomondo si trova la tomba di famiglia degli ultimi eredi. I Ramelli governarono Celle per l’ultima volta con ennesimo atto di insinuazione del 19-04-1793 da S.M.Vittorio Amedeo Re di Sardegna, fino ancora all’arrivo delle truppe napoleoniche,  ma rimasero sempre personaggi di notevole importanza e prestigio nel paese fino agli ultimi anni dell’800 (così viene descritta la Famiglia nella scheda web di Celle Enomondo).

Tra i personaggi più illustri della Famiglia

  • il Capitano Generale di Asti Giulio Cesare I° Ramelli che difese la città di Asti nel 1500 dagli assalti dei francesi; nel 1533 guidati dal Conte De Brissac , questi distrussero il castello di Celle.

    Come riportano le cronache del tempo :“Il Castello di Celle fu raso al suolo dai Francesi ma la “Repubblica Astigiana” fu salva.”

  • Il Capitano Agostino Ramelli che nacque a Ponte Tresa (o Mesenzana) nel 1531.

Mercenario, capitano, ingegnere militare e inventore di macchine per la guerra, l’assedio, l’idraulica, iniziò la carriera da soldato al servizio di Gian Giacomo Medici (1498-1555) detto il Medeghino. Dopo la morte del Medeghino (8 novembre 1555), si trasferì in Francia dove fu al servizio del Duca Enrico d’Angiò (1551-1589), dal 1574 re di Francia con il nome di Enrico III.

Con l’ascesa al trono di Enrico III, consolidò la sua posizione a corte e decise di pubblicare i suoi studi e i suoi progetti. Essi furono raccolti nel volume “Le diverse et artificiose machine del Capitano Agostino Ramelli dal Ponte della Tresia Ingegniero del Christianissimo Re di Francia et di Pollonia”.

Nel “poderoso folio”, pubblicato nel 1588 a Parigi, sono raccolte 194 tavole accompagnate da un testo in italiano in francese, che presentano le sue geniali invenzioni, parte delle quali mai realizzate.

Vi sono 110 pompe o meccanismi per innalzare l’acqua, 25 mulini, 10 gru, sette meccanismi per trascinare strutture pesanti, quattro cassoni per il prosciugamento di fossati, quattro fontane, 15 ponti per attraversare fossati, 14 congegni per sfondare le difese nemiche ed infine dispositivi per lanciare palle da cannone e trabucchi.

Quest’opera viene considerata un classico dell’ingegneria rinascimentale ed ebbe una significativa influenza sulla sviluppo della meccanica europea nei decenni successivi.

Vi sono descritte le più diverse macchine, tra le quali una ruota ad asse verticale per il sollevamento dell’acqua simile a quella disegnata da Leonardo da Vinci, una macchina da guerra capaci di muoversi in immersione (il primo mezzo anfibio), mulini e ruote idrauliche.

Il suo progetto più noto e forse la ruota dei libri, leggio multiplo rotante, ideato per consentire l’agevole lettura contemporanea di più testi; in sostanza offriva al suo utilizzatore la possibilità di “disporre più libri, mantenuti orizzontali da un complesso sistema di ruote dentate, sì che i libri non cascassero ne si muovessero dal luogo dove sono stati posti.

Così facendo resteranno sempre nel medesimo stato e si presenteranno sempre davanti al lettore nel medesimo modo che esso gli ha lasciati senza che ci sia bisogno di legarli o fisicamente di spostarli manualmente”.

In ambito informatico questo modo di leggere viene definito ipertestuale (o ipertesto).

E’ pure opera di Agostino Ramelli il progetto del ninfeo di Villa Litta a Lainate, costituito da giochi d’acqua il cui impianto idraulico utilizza la meccanica di un pozzo e non la forza idraulica di un torrente o di una cascata, come comunemente accadeva negli “edifici di frescura” dell’epoca.

Altra opera nota di Ramelli è un manoscritto, posteriore al 1588, inedito e incompleto dedicato alla descrizione di un elaborato strumento per il rilevamento: “La fabrica et l’uso del triangolo, del Capitano Agostino Ramelli dal Ponte della Tresia, Ingegniero del Christianissimo Re di Francia” , dove si trattano” varie et molto belle Operationi, appartenenti ad ogni persona Vertuosa et massimamente a ciascuno, che faccia professione dell’Arte Militare”.

Di lui si ha ancora notizia dal vicentino Filippo Pigafetta (1533-1604), il quale afferma che nel 1590 il «Capitano Agostino di Lugano, un anziano ingegnere» aiutò la Lega Cattolica nella difesa di Parigi assediata.

  • Giovanni , Avvocato Fiscale Patrimoniale in Asti e Referendario d’Asti (28 aprile 1600,  patenti 67, 60).
  • Giò Carlo R., Sergente Maggiore in Asti, acquistò parte di Solbrito dai Ricci (1683) e ne vendette una parte più tardi ai Gentile (1682).Il 22 marzo 1688, fece acquisto di parte di Celle dai Berlinghieri e di una terza parte di Vaglieranno, ottenendone regolare investitura, con il titolo comitale il 25-08- 1688.
  • Giò Felice (Asti,1688-Roma,1751), battesimato Antonio Filippo, divenne Canonico Regolare Lateranense (abate mitrato) prima ad Asti poi a Gattinara e infine a Roma. e pittore di miniature.

    Nel 1707 venne trasferito, come Abate di Santa Maria Nuova.

Nel 1717 venne nominato da papa Clemente XI, Abate Privilegiato Perpetuo e Custode dei preziosi codici miniati della Biblioteca Vaticana.. Molte opere che egli dipinse si trovano a Roma, altre nel gabinetto delle miniature del Palazzo Reale di Torino (68 miniature/ritratti di principi sabaudi, del pittore Van Dick, Albani, Reni…che egli regalò al re Carlo Emanuele III), altre ancora se ne ammirano alla Biblioteca Canonica di Padova, a Bologna e la Pinacoteca di Asti (Palazzo Grimaldi di Bellino, in Corso Alfieri), possiede il suo autoritratto Asti , oltre a  “Giuditta e Oloferne” e “Sisara e Giaele”, all’estero: nella Galleria di Dresda e di  Amsterdam. Fu “maestro”di Rosalba Carriera.

  • Carlo Emanuele Tenente del Reggimento Savoia Cavalleria (21 aprile 1757), Trombetta Colonnella
  • Vittorio Avvocato, (+Torino 29luglio 1883) Vice Delegato per i Passaporti Regii (1847, 11 dicembre) che sposa Gabriella Lanzavecchia di Buri (figlia del Generale Comandante Silvestro Lanzavecchia di Buri, Vicerè di Sardegna) e tra i loro 12 figli, nasce
  • Fortunata ammessa a corte quale “Damigella” di Margherita di  Savoia consorte di Re Umberto I
  • Cesare (1896-1979), Maggiore Generale RR.CC. e come da Regia Gazzetta Ufficiale numeto 306 del 30 dicembre 1941 nominato Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.

Allievo Ufficiale Alpino appena ventenne nella 1°Guerra Mondiale,fatto prigioniero nella disfatta di Caporetto, fuggirà due volte dal campo di concentramento per poi venire rilasciato nel 1920. Passa alla Divisione dei Bersaglieri ed infine ai Carabinieri Reali andando in pensione con il grado di Colonnello.

Partecipa alle campagne di Etiopia e Somalia dove è incaricato della reggenza della Tenenza Generale di Mogadiscio.

Rientrerà in Italia per prendere parte alle operazioni della 2° Guerra Mondiale. A tal proposito ecco un estratto: “LA SITUAZIONE DI LUCCA DOPO L’8 SETTEMBRE 1943″ Il 10 settembre ci fu l’occupazione militare tedesca della città e della provincia. Subito la sera del 10, dopo aver preso il controllo della città, il comando tedesco delegò l’Arma dei Carabinieri al mantenimento dell’ordine pubblico e il Maggiore Cesare Ramelli di Celle, Comandante del Gruppo di Lucca emanò subito un “proclama” nel quale si affermava che “a tutela delle popolazioni di Lucchesia assumo la direzione dell’ordine pubblico in tutta la Provincia”.

Così il prefetto Marotta, la sera dell’11, potè inviare al Ministero dell’Interno un breve telegramma: “Provincia est occupata militarmente forze tedesche alt. – Disarmo Presidi Militari avvenuto senza turbare ordine pubblico cui tutela resta affidata Arma CC.RR. alt. Preoccupa situazione alimentare.”

E il Tenente Colonnello Randolf, Comandante militare della zona di Lucca, emanò un primo manifesto abbastanza tranquillizzante nel quale, pur rilevando che ci si trovava in stato di emergenza,  avvertiva  che “ogni atto ostile contro i soldati tedeschi sarà severamente punito.”

Ulteriori possedimenti e alleanze

Attraverso matrimonio stabilirono alleanze con le potenti famiglie: Loyra di Poirino e Mongrando, Roero di Cortanze, Fissore Solaro di Montaldo Roero e Bra, Macello di Cortandone, Cassotti di Casalgrasso, Ferraris di Celle (Ligure), Fornaca di Sessant, Lanzavecchia di Buri (Silvestro padre di Gabriella Lanzavecchia di Buri fu Tenente Generale di Italia e Vicerè di Sardegna), Scozia di Pino, Balbiano di Aramengo, Rebuffo di San Michele, Corsi di Viano e Celle (Ligure), Corso di Vigliano, Zoja di Asti (Ricchi Casanieri), Ranzoni di Castelletto Cervo, Tecco di Boves (Marchese Ambasciatore in Turchia).

Matrimoni di importanza storica a noi più noti

-Giovanni Francesco (figlio del capitano Agostino) sposa nel 1553 Margherita Loira (o Loyra) di Mongrando. -Giovanni Gaspare fu Giovanni Francesco sposa nel 1740 Maria dei conti di Viano. -Giovanni Gaspare (1776-1843) fu Giovanni Carlo nel 1812 sposa Rosa Andreis dei conti di Mondrone.

-Vittorio (1814-1883) sposa intorno a metà del 1800 Gabriella Lanzavecchia dei conti di Buri (1822-1886). -Lidia Ramelli Di Celle nel 1896 sposa Erminio Leopoldo Ranzoni di Castelletto Cervo. -Carlo Luigi Maria (1863-1934) fu Vittorio nel 1899 sposa Maddalena (fu Giuseppe) dei Marchesi Busca.

Fino a noi sono pervenuti vari armoriali matrimoniali, per non dilungarmi troppo ritengo utile inserirne non piu di due, i seguenti in ordine sono dei Ramelli e Fissore e dei Ramelli e Scozia di Pino.

Feudi e dimore

Il castello di Celle: il castellum de Cellis risulta di proprietà di Malabayla nel 1366 passando poi ai Medica di Vaglierano , ai Mestiatis di Grana ,ai Ramelli (le fonti indicano ante 1422).

Presumibilmente quindi il castello di Celle è rimasto di proprietà dei Ramelli fino  al 1533 anno in cui è stato distrutto dai francesi di De Brissac.

I villaggi e i rispettivi castelli di San Paolo e di Solbrito (oggi uniti nel comune di S. paolo Solbrito) passano nei secoli sotto la podestà di diverse potenti famiglie : nel XIII secolo si affacciano le famiglie dei MALABAYLA , dei MONTAFIA e, soprattutto, dei RICCI  infine  ai  RAMELLI.

Tra i rampolli della nobile stirpe dei Ricci, assurse ai fasti della fama universale lo sventurato Davide Riccio; costui già famigliare del duca di Savoia, Emanuele Filiberto, fu ministro e consigliere di Maria Stuart, regina di Scozia. Invidioso del prestigio di cui il Riccio godeva presso la Regina e geloso dei favori che ella dispensava, il marito, lord Darnley, lo fece assassinare nel castello di Holyrood, in Edimburgo, nel 1566 .

Il Borgo Bricco “Cremosina” con la sua  Cascina, figura tra gli  antichi poderi dei Conti della Cremosina, (Nizza Monferrato, Asti).

Capostipite nicese della famiglia Corsi o De Corsis fu Bernardo, originario di Celle di Savona (l’attuale Celle Ligure), che prese casa a Nizza, all’inizio del 1600. La discendenza di Bernardo dette vita ai due rami nobili della famiglia: il nipote, Francesco Maria Giacinto, nato nel 1712, insinuatore a Nizza, acquistò il feudo di Bosnasco e ne venne fatto conte; mentre il suo figlio terzogenito Giacomo Francesco ottenne il 17-09-1688, con il benestare del Duca di Mantova e del Monferrato, il titolo comitale di attribuzione del feudo di Viano (Conte di Viano).

In epoca uelleve, dal conte Gaspare e da Maria Ramelli di Celle nacque a Nizza, nel giugno del 1740, Giulio Cesare Corsi di Viano, ultimo e più insigne rappresentante del casato: grande studioso, fisico, membro dell’accademia delle scienze di Torino nonchè amico e uelle di alcuni tra I più grandi scienziati italiani di uell secolo quali il Volta,  il Galvani, il Brugnatelli e il Giobert.

CELLE ENOMONDO

Paese dell’ alto Monferrato situato a 234 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti.

L’abitato si sviluppa su di un lungo crinale compreso tra la sponda sinistra del Tanaro e quella destra del Borbore.

Celle era un antico insediamento abitato da tribù liguri e celtiche e che successivamente l’autorità romana continuò a sviluppare dal punto di vista agricolo, come indica nel “De agri cultura” lo storico romano Columella del I secolo d. C. Data la presenza della vite fin dal V sec a.C. grazie ai contatti delle tribù liguri con i greci della colonia di Ianua, odierna Genova, il villaggio ne ha mutuato il nome dalle grotte di tufo scavate per la conservazione delle anfore vinarie, introdotte nell’entroterra proprio dai mercanti greci.

Dopo la caduta dell’impero romano, lo storico medievale Renato Bordone, in “Un attiva minoranza etnica nell’Alto Medioevo: gli Alamanni del Comitato di Asti”, cita nel territorio tra Celle e Revigliasco, l’abitato di Viganico o Viano, come luogo di stipulazione di un documento di vendita e sede delle terre vendute da un alamanno al vescovo di Asti.

I primi documenti risalgono al secolo X: In un documento del 990 l’imperatore Ottone III di Sassonia assegna il territorio di Celle al monastero della Novalesa in Val di Susa e “in feudo” ai Signori di Vaglierano.

Il castello che sorgeva anticamente nel centro abitato, distrutto definitivamente nel 1533 dai francesi di De Brissac, è ricordato in parecchi documenti, perché fra le sue mura vengono stipulati numerosi contratti e vi soggiornano diversi vescovi.

Il 26 gennaio 1041 il vescovo di Asti Pietro II ottiene dall’imperatore germanico Enrico III di Franconia un diploma di conferma di tutti i possessi e privilegi già goduti dai suoi precedessori, con nuove donazioni.

Ottiene quindi il giuramento di fedeltà dei vassalli di  Celle e degli insediamenti vicini, il possesso dei loro castelli, come indicato da G. Assandria nel “Libro Verde della Chiesa d’Asti”, tra cui  il possesso del “Castellum de Cellis”.

Questi insediamenti sono confermati anche nel 1190 dalle cronache di Ogerio Alfieri, il più importante cronista della storia astigiana medioevale, che ha rivestito diversi incarichi come ambasciatore e credendario del comune di Asti, anche Oltralpe. Diversi sono anche i documenti citati dal “Codex Astensis”, che rappresenta la principale fonte di storia medievale del territorio astigiano.

Il territorio di Asti, dopo le lotte del XIII sec. tra le famiglie guelfe dei Solaro e quelle ghibelline dei nobili De Castello, ovvero Guttuari, Alfieri e Isnardi, passa da una dominazione all’altra, tra cui i D’Angiò (conti di Provenza), i Visconti di Milano e successivamente nel 1387, tramite gli Orleàns, alla corona di Francia.

La superficie totale degli ex feudi é di circa 155,95 chilometri quadrati con una popolazione pari a circa 21’100 persone.

Rami minori o cadetti

Dal nostro ramo (per inciso, quello di Torino, da Asti) ne sono derivati due minori, ovvero quelli di Fabriano e di Roma.

Ulteriormente esiste un ramo bastardo ispano-colombiano da uno svizzero ormai estinto, i marchesi Bassecourt-Ramelli, di cui si sono perse tutte le tracce.

Il ramo parzialmente estinto di Fabriano dei Ramelli Montani (con cui ci imparentammo nel nel 1650 circa) nel 1800 produsse Camillo Ramelli che nella prima metà del XIX secolo fu uno dei più illustri letterati ed storiografi delle marchigiane provincie.

Stefano Ramelli Montani avendo ereditato le sostanze dell’estinta famiglia dei marchesi Montani, aggiunse al proprio il casato di essa, ne prese il nome e ne inquartò lo stemma.

Che i membri della famiglia fossero “ noncuranti delle cose volgari, ripromettendosi dalle sole loro energie la dovuta ricompensa”, lo provano i documenti fino ad oggi conosciuti come il Dizionario Storico-Blasonico del commendatore G.B. di Crollalanza che ne ha raccolte le tracce lasciate dalla famiglia in quelle città ove ebbe dimora ricoprendo cariche legislative, militari o altro, contribuendo non poco alla riuscita di quei documenti utili alla scoperta di questa famiglia.

Il comune di Fabriano per tutelare la memoria di questi nostri collaterali ha intitolato loro  “Via Ramelli”. Nel 1866 Amelia Ramelli Montani si unì in matrimonio con il Patrizio Alessandro dei conti Raccamadoro (Antica famiglia ascritta al Patriziato di Fermo, iscritta pure nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano col titolo di Patrizio di Fermo per maschi e femmine). Altri membri noti sono Francesco, nato a Fabriano (dai fu Alessandro e Amelia), Professore, sposato ad Alessandrina dei Marchesi Bruti-Liberati,(Ripatransone) e i di loro figli: Camillo ( n. Fermo il 28 settembre 1905), Michele ( n. Fabriano l’11 settembre 1906), Alessandro (n. S. Giorgio il 31 agosto 1916).

L’attuale membro più giovane e Pier Matteo Raccamadoro Ramelli.

Il blasone dei Ramelli Montani è semitroncato e partito: nel primo d’argento; nel secondo di nero; nel terzo d’azzurro alla fascia d’argento abbassata e accompagnata sopra da tre stelle d’oro male ordinate, la superiore più grande e dettagliata.

Altresì lo stemma dei conti Raccamadoro Ramelli si presentare o d’argento, al castello di rosso di tre torri, aperte e finestrate di nero, merlate alla ghibellina oppure come riportato dallo Squarti Perla e rappresentato nel cimitero monumentale di Fermo si mostra tagliato e cuneato, alla fascia diminuita attraversante, caricata di tre stelle a sei punti, posta in capo allo scudo vi è la corona composta da cerchio arabescato e cimata da nove perle.

Del ramo romano non vi è molto da aggiungere in quanto si è originato con la nascita di Vittorio (1905-1982) fratello minore del mio bisnonno Cesare (1896-1987) poco più di cento anni fa.

Il rappresentante è Luigi (n.1939) e suo fratello Roberto (n.1944) entrambi di Vittorio da cui Giulia (n.1981) e Filippo (n.1979) da cui Gaia e Mariasole. Posseggono e utilizzano il medesimo stemma del ramo di Celle.

Il ramo ispano-colombiano è composto di discendenti “bastardi” del Capitano Agostino Ramelli privi di titolo e blasone ma versati all’arte, il cui capostipite è stato Luigi Ramelli (16 giugno 1851-22 novembre 1930).

Di lui sappiamo che era un artista svizzero, sposato con tal Beatrice e il di loro figlio Colombo.

Emigrato in Colombia a Bogotà nel 1884 si fa a breve raggiungere da moglie e figlio. In Colombia nascerà anche suo figlio Maurizio.

Degli altri cinque fratelli si sa solo che sono venuti al mondo ma non che fine abbiano fatto.

Colombo parteciperà alla decorazione del teatro di Faenza, la stazione di Sabana e la statua di Kronos del portico del cimitero di Bogotà.

Maurizio anche il suo pittore specializzato in affreschi religiosi parteciperò alla decorazione del Teatro Municipale di Calì è la chiesa di San Francesco sempre a Calì.

Da Colombo nascono Carlos, Mario e Mary e come da tradizione anche loro artisti che gestiranno una bottega nel quartiere della Candelaria a Bogotá successivamente ereditata da German Reitz Ramelli figlio di Maurizio, attuale e ultimo rappresentante di questo ramo.

Famiglia fissore, da Bra, Signori di Montaldo Roero. In Bra dal 1284.

Da Pietro Antonio Fissore di Montaldo Roero (1566-1627) e Luigia Malabayla nacquero la Nobildonna Apollonia (che nel 1648 sposó il Nobiluomo Giovanni Carlo Ramelli di Celle) e Gió Battista (vivente certo nel 1658).

Gió Battista si sposò con la Nobildonna Carola Beatrice  Reviglio Venaria.

Da questa unione nacque il nobiluomo Antonio Bartolomeo che a sua volta si sposò con Maria Margherita Icheri di Malabaila.

Da essi nacque il Nobiluomo Giovanni Bartolomeo che sposò la Nobildonna Susanna Amedea Moffa di Lisio.

Da essi nacque il Nobiluomo Giovanni che a propria volta si sposò con Carolina Maria Icheri di Malabaila da cui il Nobiluomo Tommaso (1902-1960).

Quest’ultimo si sposò con la Nobildonna Maria Roggero (1909-2003) dei Nobili non titolati di Gambasca che ebbero in prole il Nobiluomo Luigi (1-2-1933) e la Nobildonna Marianna (10-6-1930-15-6-2005) che assime al Nobiluomo Uff. Luigi Garavaglia (de Soresina) ebbero il Nobiluomo Dott. Paolo Giancarlo Mario Garavaglia (21-1-1956-22-1-2011).

Quest’ultimo insieme alla Contessa Gabriella Maria Ramelli di Celle (07-08-1963) Ebbe il Conte Willy Giancarlo Paolo Ramelli di Celle (06-02-1990).

Famiglia Garavaglia

Bartolomeo fu Giuseppe Soresina Vidoni, Marchese (infeudati nel 1674 da Carlo II di Spagna e riconfermato da Francesco II nel 1816) di S. Giovanni in Croce, Solarolo Rainerio, Romprezzagno, Tornata, Recorfaro, Breda Guazzona, Gattarola Capellino, Casanova d’Offredi, Ca de Rovelli, Pedroni, Derovere e Bonavogli e Principe dell’Impero Asburgico (nomina di Francesco II nel 1816).

Nell’anno 1877 adottò come figlio il Cavaliere di Malta Paolo Garavaglia (fu Cavaliere Capitano Palmiro).

Quest’ultimo aggiunse al suo cognome “de Soresina” (fonte:Crollalanza), in seguito nel 1882 vendetta terreno e fabbricati ai De Poli.

Si sposo con la N.D. Chiara Maria Schinchinelli di Cremona da cui ebbe Enrico (1880-192) Cavaliere della Corona d’Italia (1907) trasferitosi prima a Milano e poi a Torino, che a sua volta con la N.D Caterina Berardi fu Marchese Giuseppe ebbe il N.H. e Ufficiale Regio Esercito Luigi (1909-1997) che a propria volta con la N.D. Marianna Fissore dei Signori di Montaldo Roero ebbero N.H Giancarlo (1950-2009) la cui discendenza é in Brasile e il N.H Dott. Paolo Mario che con la Contessa Gabriella Maria Ramelli di Celle (1963) ebbe Il Conte Willy Giancarlo Paolo Ramelli di Celle (1990).

Al sopracitato Marchese Willy Ramelli di Celle, spetta il Trattamento di Sua Altezza Serenissima.

(Tutte le notizie qui riportate sono state trascritte dalla Famiglia Ramelli di Celle nella persona di S.A.S. Willy Ramelli di Celle e fanno parte del loro fondo archivistico.)

Blasone

BLASONATURA

Semipartito e troncato: al primo d’oro, all’aquila coronata di nero; il secondo d’argento, a due rami d’olivo, al naturale, decussati e ridecussati; al terzo d’oro, a quattro pali di rosso; sul tutto d’azzurro a tre scaglioni d’argento sormontati da un giglio d’oro.

Motto
Fides – Spes – Charitas

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